Potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita. Ma se sei realmente libero nei pensieri, nel cuore e se possiedi l’animo del saggio, non cadrai mai in ginocchio, ma sempre in piedi!

Giancarlo Siani. Un ragazzo che voleva fare il giornalista.

Nato a Napoli nel settembre del 1959, per lui il giornalismo non era solo un lavoro o una passione, ma una missione. 

Dopo essersi iscritto alla facoltà di Sociologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, iniziò a collaborare con diverse testate giornalistiche, approfondendo il tema del divario sociale e dell’emarginazione: era emerso, infatti, che all’interno delle fasce sociali meno abbienti proliferassero i clan della criminalità organizzata.

Inizia ben presto a collaborare con il quotidiano Il Mattino di Napoli, con il quale approfondì la realtà camorrista: i differenti clan, i boss e, in particolare, gli intrecci tra politica e criminalità organizzata, soprattutto in relazione agli appalti per la ricostruzione dell’Irpinia nel post-terremoto del 1980, portando alla luce una rete che partiva dai clan locali e si estendeva fino a Cosa Nostra. In un articolo scriveva che il clan Nuvoletta - alleato dei Corleonesi di Totò Riina - e il clan Bardellino volevano vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto scomodo e prepotente. Con la consegna del boss alle forze dell’ordine, i Nuvoletta avrebbero ottenuto un patto di pace con il clan Bardellino. In particolare, in quell'articolo Siani ebbe modo di scrivere che l'arresto del boss fu reso possibile da una "soffiata" che esponenti del clan Nuvoletta fecero ai carabinieri.

 

Per i camorristi, Siani doveva essere messo a tacere perché, attraverso le sue inchieste, alludeva imperterrito ai rapporti che i clan partenopei intrattenevano con le forse dell’ordine. Questo agli occhi dei boss siciliani non poteva essere accettato, poiché non potevano legarsi a degli “infami” camorristi che agiscono contro il rinomato codice degli uomini d’onore di mafia. A ferragosto l’omicidio di Siani era stato già definito, ma la “giustizia camorrista” avvenne soltanto il 23 settembre del 1985 alle 20:30. Sotto casa sua, a pochi passi da piazza Leonardo, Siani si fu colpito con 10 proiettili alla testa, mentre era ancora a bordo della sua Citroen Méhari verde.

Approfondimenti

Chi non ha memoria, non ha futuro. Per questo motivo Giancarlo è tutt’oggi un forte esempio di lotta alle mafie. Diverse scuole e strade in tutta Italia sono a lui dedicate e il 2 agosto 2019 nasce, per volontà della famiglia di Giancarlo, Fondazione Giancarlo Siani Onlus con lo scopo di dare vita ad attività sociali, culturali e di cittadinanza attiva per sostenere l’educazione delle nuove generazioni sulla realtà che li circonda. 

 

Nel 2003 è uscito nelle sale cinematografiche il film E io ti seguo di Maurizio Fiume. Nello stesso anno è stato istituito il Premio Giancarlo Siani dedicato a giornalisti impegnati sul fronte della cronaca. 

Nel 2009 esce il film Fortapàsc, di Marco Risi, dedicato all'ultimo anno di vita del giornalista, interpretato da Libero De Rienzo, che nel film guida la vera Citroën Méhari verde appartenuta a Siani (visibile sulla piattaforma NowTv).

Nel 2015 esce il libro, "Fatti di camorra. Dagli scritti giornalistici" edito dalla IOD edizioni, una raccolta di articoli pubblicati da Giancarlo Siani sulle pagine de Il Mattino.

Nel 2021 esce "Le parole di una vita. Gli scritti giornalistici" attraverso le stesse parole di Siani e curate da Raffaele Giglio.